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La scorsa settimana ho letto su Instagram un post che parlava delle insidie per l'ambiente derivanti dalle borse per la spesa realizzate in cotone; nell'articolo veniva citato uno studio danese che decantava una migliore ecosostenibilità delle vecchie buste in plastica leggera rispetto alle prime.

Mentre leggevo il sangue mi ribolliva nelle vene e mi domandavo “Ma com'è possibile un risultato del genere? Stiamo scherzando?”
Così sono subito andata a documentarmi. Dovevo andare alla fonte, cioè il chiacchieratissimo studio danese, per capire meglio con quale criterio si stesse cercando di riabilitare un materiale che ovunque si vorrebbe fosse bannato.

Per prima cosa, mi sono imbattuta in una serie di articoli pieni di termini tecnici e sigle, in cui si dava per scontato che il grande pubblico li conoscesse; inutile dirvi che neanche io, appassionata da sempre di queste tematiche, conoscessi con esattezza la miriade di questi disseminata negli articoli.
Ecco i tre termini più gettonati che ho trovato:

*Sacchetti monouso LPDE (il normale sacchetto in plastica che fino a qualche anno fa ci davano al supermercato): polietilene a bassa densità, un polimero termoplastico ricavata dal petrolio.
Per questo tipo di sacchetto ci vogliono dai 100 ai 1000 anni perché si degradi completamente.

*LCA: Analisi del ciclo di vita – parametro internazionale standardizzato - che quantifica i potenziali impatti sull'ambiente e sulla salute umana associati a beni o servizi, a partire dal rispettivo consumo di risorse e dalle emissioni per la produzione e lo smaltimento.

*Littering: la vecchia e crescente abitudine all'abbandono dei rifiuti nelle aree pubbliche anziché negli appositi bidoni o cestini per la spazzatura.

Dopo questa ripassata cerchiamo di capire meglio cosa hanno concluso i danesi e in che termini.
Basandosi sulla LCA hanno messo a confronto 7 diversi tipi di buste per la spesa, fatte di materiali differenti.
Hanno stabilito svariati criteri di valutazione e per quanto riguarda PRODUZIONE E SMALTIMENTO i sacchetti in LDPE sono risultati quelli con minor impatto ambientale.
L'unico problemino è che in Danimarca il fenomeno del littering non viene preso in considerazione perché ha una percentuale di incidenza trascurabile per cui va da sé che questi risultati vanno analizzati con molta cautela.

Non prendendo in considerazione un dato importante come il littering, altre nazioni martoriate dal fenomeno non possono certo permettersi di continuare a produrre buste di plastica che quasi sicuramente verrano disperse nell'ambiente e cosa ancora più grave andranno ad aggiungersi alle tonnellate di plastica già presente negli oceani e fiumi, rovinando irrimediabilmente la vita marina e anche la catena alimentare umana visto che oramai è accertato che ingeriamo la plastica di cui si alimentano i pesci delle nostre diete.

Sempre in base alla ricerca suddetta l'impatto ambientale per la produzione delle buste d'asporto in cotone e peggio ancora in cotone biologico è enorme, dovuto principalmente alle grossissime quantità di acqua e suolo impiegati nelle coltivazioni, senza parlare di tutto il processo di produzione, trasporto e smaltimento (e qui, purtroppo non fa una piega).

Un altro aspetto interessante della ricerca è dato dal numero di volte che dovremmo riutilizzare un sacchetto, in uno dei materiali studiati, perché abbia le stesse prestazioni ambientali del sacchetto in LDPE e qui vi riporto qualche numero:

*35 volte un sacchetto in poliestere riciclato

*20.000 volte un sacchetto in cotone biologico

*42 volte un sacchetto in bioplastica

E qui apro la parentesi sulle borse in bioplastica... no, non posso evitarlo!
Sono quasi sempre così delicate che usciamo dal supermercato che sono già rotte o bucate!
Vi immaginate di poterle riusare 42 volte?!
Almeno ho scoperto che si possono riparare i buchi per riutilizzarle per la raccolta dell'organico e vi ho preparato un piccolo tutorial furbo con un paio di dritte!
Ecco il link:

Quindi è ovvio che leggendo questi dati viene da piangere, riflettendo su quanto ci illudiamo pensando di essere veri e propri ambientalisti rifiutando la plastica e preferendo le borse in un fighissimo cotone biologico ma che prosciugano le nostre risorse naturali!

Secondo me, questi dati dovrebbero spingere a chiederci non se sia meglio la plastica o il cotone biologico o un altro qualsiasi materiale, ma se abbia ancora senso sfruttare l'ambiente per ottenere materia prima vergine per il packaging di qualunque tipo.
Più che educare soltanto ad una cultura del riciclo dovremmo spingere alla cultura del riuso, del recupero.
Le buste per la spazzatura non potrebbero essere realizzate sempre e soltanto con plastica riciclata? Lo stesso per le borse in stoffa?

Alla fine, dopo tutti gli articoli letti su internet che presentavano le più svariate interpretazioni sulla ricerca danese, mi sembra di capire che quei risultati siano validi soltanto per nazioni come la Danimarca e simili perché altrove manca un'educazione civica esemplare che permetta di non considerare il littering e mancano anche gli impianti di incinerazione di ultima generazione che scongiurino il rischio delle diossine.
In Italia come in Brasile, tanto per fare un esempio, siamo lontani anni luce dal poter produrre plastica in maniera spensierata.
Abbiamo ancora tanta strada da fare per una vera consapevolezza sui danni che infliggiamo ogni giorno al pianeta.
Ci vogliono programmi sistematici di sensibilizzazione e educazione al riuso, recupero e riciclo sia per i bambini che per gli adulti, perché in un paese in cui su 100 giovani ci sono 173 anziani mi sembra giusto che tutti possano imparare a contribuire alla salvaguardia del pianeta, non vi pare!?

E per concludere, prima di festeggiare con “Lo sapevo che le buste in cotone erano oro zecchino, meglio la plastica” direi che farsi un giro di letture e tante domande su quanto influiscano le nostre singole scelte personali sia più che doveroso; chiedersi se sono adatte a tutti i contesti o solo al nostro, idem.
E in un mare di possibilità quotidiane che si presentano per aiutare il pianeta scegliamo almeno di accogliere il cambiamento personale, anche un passo alla volta.

Anche i nostri piccoli gesti di tutti i giorni possono fare la differenza. Non demordiamo.
E usiamo tutti i mezzi a disposizione, incluso Instagram, per diffondere idee e progetti di sostenibilità veri e a portata di tutti.

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